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Torna “NEL BLU” con Telegenova per la puntata n° 132 alla Torretta: biologi e fotografi documentano i cambiamenti del mare di Portofino

  Con la buona stagione sono riprese puntualmente le riprese per le nuove puntate del programma “Nel Blu” di Telegenova che con Sergio Barello e Gianni Risso porta alla scoperta dei luoghi più belli per le immersioni subacquee.

La puntata n° 132 è stata organizzata dal Diving Center Manta Sub di Recco, si è svolta venerdì 29 maggio in località Punta Torretta, un piccolo promontorio della scogliera che separa la baia di San Fruttuoso dalla Cala dell’Oro, nel tratto più tutelato del promontorio. Come tutti i siti esposti alle correnti, l’area offre frequenti incontri con specie pelagiche di passaggio, tra cui ricciole e piccoli tonni. Negli ultimi anni non è raro osservare anche branchi di barracuda e dentici che attraversano il blu dei fondali.

Il Diving Center Manta Sub opera da oltre venticinque anni nell’Area Marina Protetta di Portofino, accompagnando subacquei, fotografi naturalisti, ricercatori e biologi impegnati nello studio e nella documentazione dell’ambiente marino.  «Non è la prima immersione dell’anno   ̶   spiega Bruno Ortolani, istruttore e responsabile del diving.   ̶   Abbiamo iniziato già a marzo e siamo operativi per tutta la stagione. In questa occasione abbiamo accompagnato il gruppo alla Punta della Torretta, oltre Cala dell’Oro, poco prima di San Fruttuoso». L’obiettivo principale della giornata era il monitoraggio del corallo rosso (Corallium rubrum), una delle specie simbolo del promontorio. «Era presente una biologa dell’Acquario di Genova interessata allo stato delle colonie   ̶   racconta Ortolani.   ̶   Abbiamo osservato polipi piuttosto chiusi, un possibile segnale di sofferenza legato all’aumento della temperatura dell’acqua. Anche le comunità coralligene sembrano risentire dei cambiamenti termici degli ultimi anni».

Se il corallo rosso appare particolarmente sensibile, il discorso cambia per molte specie ittiche. «I pesci non sembrano soffrire direttamente il riscaldamento» osserva Ortolani. «Piuttosto stiamo assistendo a una trasformazione della fauna del Mar Ligure. Specie che un tempo si riproducevano soprattutto nel Tirreno meridionale si stanno spostando verso nord. Oggi incontriamo con facilità cavalle, pesci serra e barracuda». Secondo il responsabile del diving, si tratta di un cambiamento ormai stabile. «I barracuda sono ormai una presenza abituale nei nostri fondali e si riproducono con successo. Le cavalle sono sempre più numerose, mentre gli sgombri, i “laxerti” della tradizione ligure, sembrano meno presenti rispetto al passato». Questa è una trasformazione che potrebbe incidere anche sulle abitudini alimentari locali? «Forse dovremmo imparare a valorizzare le specie che oggi popolano i nostri mari   ̶   conclude Ortolani.  ̶   Le cavalle possono sostituire gli sgombri in cucina, e anche il barracuda e il pesce serra potrebbero diventare risorse importanti per la pesca locale».

Per Massimo Corradi, fotografo subacqueo che da anni frequenta questi fondali, l’emozione dell’immersione a Portofino è rimasta immutata. «Ogni immersione continua a regalare le stesse sensazioni   ̶   racconta.   ̶   Dalla Torretta al Cristo degli Abissi, ogni sito è straordinario e offre scenari che restano impressi nella memoria». Se l’emozione non cambia, secondo Corradi sono invece cambiati gli abitanti del mare. «La presenza dei pesci è addirittura aumentata e molte specie si sono abituate ai subacquei. Per la fotografia è un vantaggio enorme: permette di avvicinarsi agli animali e ottenere immagini più naturali».

Negli ultimi anni, più che scomparse, le specie hanno modificato comportamenti e stagionalità. «La pescatrice, ad esempio, oggi si osserva anche a fine primavera, mentre un tempo era tipica dell’inverno. Probabilmente l’aumento della temperatura dell’acqua ha influenzato i cicli biologici». Corradi segnala inoltre la comparsa di specie tipiche di acque più calde. «Il pesce pappagallo, un tempo raro nel Nord Italia, oggi si osserva anche in Liguria. E specie come il pesce leone, documentato a Capo Noli, erano impensabili nei nostri mari fino a pochi decenni fa».

Molte di queste presenze, spiega Corradi, sono legate alla tropicalizzazione progressiva del Mediterraneo.

«Si tratta di specie provenienti da aree più calde, il cui insediamento è favorito dall’aumento delle temperature marine». Per Corradi, questo scenario rafforza il ruolo delle aree protette. «Sono un convinto sostenitore dell’Area Marina Protetta di Portofino e di altre realtà liguri come Bergeggi, Gallinara e le Cinque Terre. Sono fondamentali per osservare e comprendere l’evoluzione degli ecosistemi». Conclude Corradi.

La giornata si è conclusa davanti a un piatto simbolo della tradizione ligure: la focaccia con il formaggio di Recco, offerta dall’imprenditore gastronomico Luigi Tossini, da sempre impegnato nella valorizzazione delle eccellenze regionali. L’occasione ha permesso di approfondire anche il tema della comunicazione del territorio e delle sue tradizioni gastronomiche. A documentare l’iniziativa era presente una troupe televisiva impegnata in un progetto dedicato alla Liguria e al suo patrimonio ambientale. «Bella Liguria nel Verde e nel Blu   ̶    spiega il giornalista Sergio Barello    ̶   è un progetto nato con Gianni Risso e realizzato con il supporto di Telegenova e del gruppo Netweek».

Il programma, racconta, da anni il patrimonio naturale e culturale della regione, con particolare attenzione al mare e alle aree protette. «Nel Blu ha superato le cento puntate e continua a documentare il territorio ligure» aggiunge e conclude Barello. «Da questa esperienza nascerà anche un docufilm previsto per giugno 2026, dedicato all’Area Marina Protetta di Portofino e ad altri luoghi simbolo della regione».  Tra immersioni, ricerca scientifica, fotografia subacquea, cambiamenti ambientali e tradizioni gastronomiche, la giornata alla Punta Torretta restituisce l’immagine di un promontorio in trasformazione, dove il mare continua a essere un laboratorio naturale osservato da chi lo vive ogni giorno.

Antonio Bovetti